LUCIANO MARCHI

Qui c’è molto da fare”, mi sono detto, neanche tanto tempo fa; e ancora oggi la penso così. La fotografia, portata in piazza, allargava i miei orizzonti personali; come se un cerchio azzurro stesse allontanandosi da me, accendendo stili, esigenze, approcci, soggetti. Al centro sempre l’immagine, con i suoi valori: locali e non. Già, perché la fotografia (sempre lei), mi ha portato ancora di più vicino alla vita del luogo, dei nostri monti. Sono stati i tanti matrimoni ad aiutarmi, ma anche i paesaggi e la cronaca locale. Voglio bene ai miei posti, ma penso anche che possano dire di più, ricevendone peraltro attenzioni maggiori. Intanto, però, accadevano altre cose: le tecnologie acceleravano la divulgazione e in più Porretta veniva invasa da un “pensiero” fotografico nuovo: dal desiderio di raccontarsi a mo’ di esempio, di stimolo ulteriore. Personalmente ho sposato l’era del “bit”, agevolando anche la nuova Porretta fotografica; ma lì ho compreso come molte cose dovessero cambiare direzione, e anche intensità. Vediamo con ordine. Sto cercando uno scatto diverso, maggiormente adeso al racconto, lavorando sulla ricerca personale; tutto ciò però riguarda me, il mio desiderio di apprendimento. Vorrei toccare altri temi della nostra comunità, e non solo i paesaggi; questo per allargare la conoscenza del nostro territorio, dei suoi misteri più reconditi. Ho così previsto una forte attività editoriale, per i prossimi anni; a completamento di un palinsesto messo in costruzione col primo calendario, assieme ai vagiti della mia professione. Non bastava, comunque. Quella fotografia in piazza necessitava di un palcoscenico più vasto, maggiormente consono ai tempi e alle chiavi di lettura di oggi. Ecco quindi il sito: vetrina sul mondo, ma anche prossimità ulteriore: sempre per “quella fotografia”. “Qui c’è molto da fare”, dicevo; però tanto è stato fatto; mettendo in moto quella consapevolezza antica che ci porta a guardare al domani, al tempo non nostro, alla divulgazione dei valori da far mettere in pratica in altri anni, che magari non mi vedranno più. Quel tanto da compiere, quindi, diventa quasi un’assunzione di responsabilità verso il futuro che vorremmo migliore. Me la prenderò tutta con la fotografia, perché lì vive il mio mestiere.

 

Luciano Marchi

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